Roma, 19 giugno 2026 - È da marzo che C&C Spa, società premium partner di Apple a capo di una rete di rivendita e assistenza in Italia e in altri paesi europei, non paga gli stipendi delle oltre 400 lavoratrici e lavoratori alle sue dipendenze nel nostro Paese.
Mentre l'azienda barese, sollecitata dalle organizzazioni sindacali, forniva informazioni lacunose sullo stato di salute economica e finanziaria della società, senza fare accenno a possibili azioni di risanamento, la crisi di liquidità e i debiti accumulati con i fornitori lasciavano i circa 50 negozi italiani quasi privi di merce, con la conseguente interruzione delle retribuzioni.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno appreso dai giornali, dopo l'incontro con l'azienda, la notizia della presentazione al Tribunale di Bari di una procedura di regolazione della crisi, a seguito dell’istanza di fallimento avanzata dai fornitori, passaggio che ha bloccato la possibilità di pagare le retribuzioni arretrate, lasciando lavoratrici e lavoratori in una condizione di grave incertezza.
"Pretendiamo chiarezza da C&C sulle prospettive di salvataggio dell’attività - dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - e che si compia ogni sforzo possibile per salvaguardare l’occupazione e la continuità reddituale dei dipendenti. Veniamo a sapere, ancora una volta dalla stampa, dell'ipotesi di cessione di alcune delle attività all’estero controllate da C&C per reperire liquidità e ribadiamo l'urgenza dell'apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, per trovare soluzioni che tutelino anzitutto le lavoratrici e i lavoratori".
In attesa di attivare il ricorso alla cassa integrazione, a partire da luglio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e garantito che saranno messe in campo tutte le iniziative necessarie per ottenere risposte chiare dall'azienda.
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C&C Spa, i dipendenti della società partner di Apple senza stipendio da marzo. Dichiarato lo stato di agitazione

Coin, alta partecipazione allo sciopero nazionale. Oltre 250 lavoratrici e lavoratori in presidio a Roma davanti al Mimit
Roma, 18 giugno 2026 – Alta partecipazione allo sciopero nazionale proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs nel Gruppo Coin. Oltre 250 lavoratrici e lavoratori hanno preso parte al presidio nazionale organizzato a Roma davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre numerose iniziative territoriali si sono svolte in diverse città del Paese.
La mobilitazione, concomitante all’incontro convocato al Dicastero nell'ambito del monitoraggio del piano di risanamento del Gruppo, ha rappresentato un segnale chiaro che conferma quanto siano diffuse le preoccupazioni rispetto alle prospettive occupazionali e alle condizioni di lavoro nella rete Coin.
Ancora evidente la distanza tra il rilancio dichiarato dall’azienda e la realtà vissuta quotidianamente nei punti vendita: incertezza sulle ricollocazioni e sul futuro della rete commerciale, problemi di salute e sicurezza, organici insufficienti, carichi di lavoro crescenti, uso degli ammortizzatori sociali non sempre compatibile con l’organizzazione concreta del lavoro.Nel corso dell’incontro l’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del piano di risanamento e rilancio, richiamando il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti annunciati e le nuove partnership commerciali, includendo quella confermata con Mango.
Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs il punto resta però uno: gli annunci devono tradursi rapidamente in risultati concreti per le lavoratrici e i lavoratori. “Lo sciopero di oggi – dichiarano le tre sigle - dimostra che le criticità segnalate dai territori non sono casi isolati, ma riguardano la tenuta complessiva dell’organizzazione del lavoro. Il rilancio di Coin non può essere misurato soltanto dagli accordi commerciali o dagli investimenti annunciati, ma dalla capacità di garantire occupazione, salute e sicurezza, ricollocazioni effettive e condizioni di lavoro sostenibili”.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto che le nuove partnership e i progetti di sviluppo annunciati siano accompagnati da una verifica puntuale delle ricadute occupazionali e organizzative, con priorità alla tutela del personale Coin e alla piena applicazione degli accordi sottoscritti.
Nel corso del confronto il Ministero ha proposto un cambio di metodo, impegnando azienda e parti sociali ad aprire rapidamente confronti nei territori per affrontare le criticità segnalate e individuare ogni possibile soluzione a tutela dell’occupazione.
Il Mimit ha inoltre confermato la prosecuzione del tavolo nazionale per seguire gli sviluppi del piano di rilancio, avendo come priorità assoluta la tutela dell’occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nei processi di riorganizzazione. Al termine dell’incontro Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno confermato il mantenimento dello stato di agitazione nazionale.
“L'adesione allo sciopero e la partecipazione al presidio nazionale - hanno concluso i sindacati - confermano che le lavoratrici e i lavoratori chiedono risposte concrete e non accettano ulteriori attese. L’impegno assunto oggi dal Ministero rappresenta un passaggio importante che dovrà tradursi rapidamente in confronti efficaci e risultati verificabili. Ora servono fatti: tutela dell’occupazione, organici adeguati, ricollocazioni effettive, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e piena applicazione degli accordi sottoscritti”. Il prossimo incontro al Mimit è stato fissato per il 9 luglio.

Farmacie Speciali, straordinaria adesione allo sciopero nazionale per il rinnovo del Contratto nazionale scaduto nel 2024: media dell'80%, punte del 100% in numerose realtà
Roma, 17 giugno 2026 – Straordinaria adesione alla giornata di sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Farmacie Speciali, oltre 6mila farmaciste, farmacisti e collaboratori dipendenti delle circa 1.700 imprese gestite o partecipate dagli Enti Locali esercenti farmacie, parafarmacie, magazzini farmaceutici all’ingrosso e laboratori farmaceutici, prevalentemente concentrate nel Centro Nord Italia.La mobilitazione, indetta dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, ha registrato una media nazionale di adesione dell'80%, con punte del 90% e del 100% in diverse realtà territoriali e una partecipazione diffusa alle iniziative promosse in tutto il Paese.Alla base della protesta lo stallo dei negoziati per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale Assofarm, scaduto il 31 dicembre 2024, e l'assenza di risposte adeguate sul piano economico e normativo rispetto alle richieste avanzate unitariamente dalle organizzazioni sindacali.Dal Veneto al Piemonte, passando per Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Liguria, Umbria, Abruzzo e Trentino-Alto Adige, numerosi i presìdi e le iniziative promosse nelle piazze italiane a sostegno della vertenza. In diverse realtà territoriali l'adesione ha raggiunto livelli particolarmente elevati, con una quota significativa di farmacie speciali rimaste chiuse.Nel pieno rispetto della normativa che disciplina l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, le farmacie di turno hanno regolarmente garantito i servizi indispensabili e l'assistenza farmaceutica alla cittadinanza. Il pieno esercizio del diritto di sciopero non ha mai avuto, né potrebbe avere, l'obiettivo di privare i cittadini di un presidio sanitario di eccellenza e di prossimità come quello assicurato dalle farmacie pubbliche, ma intende richiamare l'attenzione sul valore professionale delle lavoratrici e dei lavoratori che quel servizio garantiscono quotidianamente.Parallelamente alla mobilitazione, le organizzazioni sindacali hanno promosso a livello territoriale iniziative di sensibilizzazione e interlocuzione con sindaci, Regioni e istituzioni locali per richiamare l'attenzione sul futuro delle farmacie pubbliche e sulla necessità di sostenere un rinnovo contrattuale capace di riconoscere il valore delle professionalità impegnate quotidianamente nei servizi di prossimità.Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs la vertenza non riguarda soltanto il rinnovo di un contratto scaduto da oltre un anno, ma investe direttamente la qualità, la tenuta e la credibilità di un presidio pubblico essenziale per le comunità locali.Al centro delle rivendicazioni sindacali il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni, la valorizzazione delle professionalità e il riconoscimento del ruolo sempre più centrale svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori delle farmacie pubbliche nell’ambito della farmacia dei servizi e dell’assistenza sanitaria di prossimità.Per i sindacati il significativo dato di adesione registrato su tutto il territorio nazionale rappresenta un messaggio chiaro e inequivocabile rivolto ad Assofarm e agli Enti Locali. Le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno espresso con forza la richiesta di un rinnovo contrattuale che riconosca il valore del lavoro svolto quotidianamente nelle farmacie pubbliche e il ruolo strategico assunto dal servizio farmaceutico territoriale.Le organizzazioni sindacali chiedono ora la rapida riapertura del confronto negoziale, nella convinzione che il risultato della significativa partecipazione alla mobilitazione non possa essere ignorato. Dopo oltre un anno dalla scadenza del contratto, è necessario avviare una fase di trattativa capace di dare risposte concrete sul piano salariale, professionale e normativo alle attese delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto.

Cineca, siglata l'ipotesi di rinnovo del contratto integrativo per oltre 1.000 lavoratrici e lavoratori
Roma, 17 giugno 2026 – Siglata l'ipotesi di rinnovo per oltre 1.000 lavoratrici e lavoratori di Cineca, consorzio che gestisce servizi digitali strategici per il sistema universitario, della ricerca e della pubblica amministrazione italiana.
L'accordo per il rinnovo triennale del contratto integrativo è stato firmato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs insieme alle Rsu e alla direzione del consorzio, al termine di un lungo percorso negoziale avviato nell'ottobre 2024. L'intesa sarà ora sottoposta al voto delle lavoratrici e dei lavoratori nelle assemblee previste nei prossimi giorni.
“Il rinnovo rappresenta un risultato importante ottenuto grazie alla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, al lavoro delle rappresentanze sindacali e alla determinazione con cui è stata sostenuta la trattativa anche nei momenti più complessi”, dichiarano unitariamente Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
Tra gli elementi qualificanti dell'ipotesi di accordo, ci sono la ridefinizione e la valorizzazione degli indicatori di performance che regolano la componente collettiva e di gruppo del salario variabile, il rafforzamento delle misure di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, l'introduzione di un contributo annuale alla genitorialità pari a 500 euro - attraverso la piattaforma welfare - e la conferma di un ulteriore contributo welfare contrattuale di 200 euro annui.
L'accordo prevede inoltre il rimborso delle spese legate alla mobilità sostenibile, con la copertura fino al 100% del costo dell'abbonamento annuale ai mezzi di trasporto pubblico, e il mantenimento dell'attuale disciplina sulla reperibilità. “Questa intesa assume un valore che va oltre i singoli contenuti economici e normativi. Segna il rilancio delle relazioni sindacali, conferma l'importanza del confronto e dimostra come la contrattazione collettiva continui a essere uno strumento concreto per migliorare le condizioni di lavoro, redistribuire valore e rafforzare diritti e tutele”, commentano le organizzazioni sindacali.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sottolineano come il risultato raggiunto rappresenti un avanzamento significativo, pur nella consapevolezza che "restano aperti alcuni temi sui quali sarà necessario continuare il confronto".
“Non tutto è andato nella direzione auspicata e alcune scelte, in particolare sulla valorizzazione differenziata del welfare tra le diverse sedi aziendali, lasciano elementi di insoddisfazione - precisano i sindacati -. Tuttavia riteniamo che le lavoratrici e i lavoratori possano valutare positivamente un accordo che introduce miglioramenti concreti e crea le condizioni per una nuova fase di relazioni sindacali all'interno del consorzio”.
Per le organizzazioni sindacali la firma dell'ipotesi di rinnovo non rappresenta, quindi, un punto di arrivo, ma una tappa importante di un percorso che conferma il ruolo decisivo della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori e della contrattazione collettiva nella costruzione del futuro di Cineca.

PHS Employment Monitor 2026, presentato il Report cofinanziato dall’Unione Europea promosso dalle Parti Sociali europee EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa
Blanca: «Più investimenti nel settore, contrasto al lavoro sommerso e valorizzazione delle professionalità per rispondere alle sfide demografiche europee»
Roma, 16 giugno 2026 – I servizi alla persona e alla famiglia rappresentano uno dei pilastri del welfare europeo e garantiscono occupazione a oltre 10 milioni di lavoratrici e lavoratori, circa il 5% della forza lavoro complessiva dell'Unione europea, ma continuano a scontare bassi salari, difficoltà di reclutamento, carenza di riconoscimento professionale e insufficiente sostegno pubblico.
È quanto emerge dal PHS Employment Monitor 2026, il rapporto promosso dalle parti sociali europee del settore – EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa – e cofinanziato dall’Unione Europea, presentato nel corso di un evento online dedicato al futuro dei servizi di cura e assistenza familiare in Europa. Il comparto comprende colf, badanti, baby sitter, assistenti familiari, assistenti domiciliari e altre figure impegnate nelle attività di cura e supporto alle famiglie e alle persone fragili.
L'indagine, realizzata in 36 Paesi e tradotta in 26 lingue, ha raccolto oltre 8mila risposte tra lavoratori, utenti dei servizi, datori di lavoro e organizzazioni fornitrici, confermando il ruolo essenziale dei servizi alla persona e alla famiglia. Tra i principali risultati emerge un forte consenso tra lavoratori, organizzazioni fornitrici e utenti sulla necessità di migliorare le condizioni economiche e professionali del settore.
Salari più elevati, maggiore accessibilità economica dei servizi e un più forte sostegno pubblico sono indicati come le priorità per garantire la sostenibilità futura del settore della cura. Il monitoraggio individua inoltre nel cosiddetto “rispetto istituzionale” una delle principali sfide per il futuro dei servizi alla persona e alla famiglia.
Per i promotori del rapporto significa riconoscere pienamente il valore sociale ed economico del lavoro di cura attraverso salari adeguati, diritti esigibili, protezione sociale, finanziamenti pubblici e politiche capaci di sostenere un settore sempre più centrale per le società europee, anche alla luce dei processi demografici e dell’esigenza di conciliare i tempi di vita. T
ra le criticità più rilevanti emerge la crescente difficoltà di attrarre e trattenere personale qualificato. Due terzi delle organizzazioni che operano nei servizi di assistenza dichiarano di avere problemi nel reperire lavoratori e circa il 40% segnala difficoltà nel mantenerli in servizio. Otto organizzazioni su dieci attribuiscono queste difficoltà ai livelli retributivi troppo bassi. Quasi la metà dei lavoratori intervistati ha inoltre dichiarato di aver preso in considerazione l'idea di lasciare il settore negli ultimi tre anni, indicando nella bassa retribuzione il principale motivo di insoddisfazione.
Il rapporto evidenzia anche come la settimana lavorativa standard di 35-40 ore rappresenti spesso un'eccezione e non la regola, mentre la formazione professionale viene considerata un elemento essenziale per migliorare la qualità dell'assistenza, la sicurezza sul lavoro e l'attrattività delle professioni della cura. Particolarmente preoccupanti risultano i dati relativi alla salute e alla sicurezza. Sei lavoratori su dieci dichiarano di soffrire di disturbi muscolo-scheletrici legati all'attività lavorativa; un quarto degli intervistati riferisce di aver subito o assistito ad abusi verbali e quasi il 15% denuncia episodi di molestie sessuali, violenza fisica o altre forme di abuso.
Un'attenzione specifica è dedicata ai lavoratori migranti, che rappresentano una componente sempre più importante del settore. Circa un lavoratore su cinque opera in un Paese diverso da quello di origine e chiede maggiore tutela, accesso semplificato ai permessi di soggiorno e di lavoro, informazioni chiare sui propri diritti e strumenti efficaci contro sfruttamento e discriminazioni.
Il rapporto evidenzia inoltre una contraddizione strutturale che interessa l'intero comparto: mentre i salari restano troppo bassi per i lavoratori, i costi dei servizi risultano troppo elevati per molte famiglie. Una situazione che continua ad alimentare il lavoro sommerso e l'irregolarità, fenomeni che sottraggono diritti e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori, indeboliscono la sostenibilità dei sistemi assistenziali e previdenziali e limitano lo sviluppo di un settore strategico per il welfare europeo.
Tra le indicazioni emerse dal monitoraggio figura anche la necessità di rafforzare il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Due utenti dei servizi su tre dichiarano di preferire fornitori che applicano un contratto collettivo, e al contempo indicano il sindacato come una delle principali fonti di informazione sui diritti dei lavoratori.
Nel corso del confronto che ha accompagnato la presentazione del rapporto è stata ribadita la necessità di dare piena attuazione alla Strategia europea per l'assistenza, rafforzare i sistemi di long term care, promuovere il lavoro dignitoso nel settore domestico e dell'assistenza domiciliare e sostenere la ratifica e l'applicazione della Convenzione OIL n. 189 sul lavoro domestico. Secondo i promotori del monitoraggio, il futuro dei servizi alla persona e alla famiglia passa attraverso una maggiore cooperazione tra lavoratori, datori di lavoro, utenti dei servizi e istituzioni, nel quadro del dialogo sociale europeo e della contrattazione collettiva, per garantire occupazione di qualità, servizi accessibili e una risposta adeguata alle trasformazioni demografiche che stanno interessando l'Europa.
Per la Fisascat Cisl i risultati del monitoraggio confermano l'urgenza di politiche europee e nazionali capaci di rafforzare il settore, valorizzare il lavoro di cura e assistenza e garantire condizioni di lavoro dignitose per le lavoratrici e i lavoratori impegnati nei servizi di cura alla persona e alla famiglia. «Il rapporto conferma la validità delle proposte contenute nella piattaforma programmatica per la riforma del settore del lavoro domestico presentata dalle Parti Sociali nei mesi scorsi e rafforza la necessità di un intervento organico sul comparto» ha dichiarato Aurora Blanca, segretaria nazionale della Fisascat Cisl.
«Senza un deciso investimento sul lavoro domestico e di assistenza familiare – ha sottolineato la sindacalista - non sarà possibile rispondere alle sfide poste dall'invecchiamento della popolazione europea e dall'aumento dei bisogni assistenziali. Parliamo di attività essenziali per il benessere delle persone e per la tenuta dei sistemi di welfare, che continuano però a essere caratterizzate da bassi salari, carenza di personale e insufficiente riconoscimento professionale». «Le priorità indicate dal monitoraggio europeo - ha aggiunto - sono le stesse che abbiamo posto al centro della piattaforma programmatica: il riconoscimento del valore sociale del lavoro domestico, il rafforzamento delle tutele, la qualificazione professionale, il sostegno alle famiglie e la costruzione di un sistema di assistenza capace di rispondere ai profondi cambiamenti demografici in atto. Occorre rafforzare i sistemi di long term care, valorizzare le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, contrastare il lavoro irregolare e garantire percorsi di formazione e qualificazione professionale. È inoltre necessario promuovere l'applicazione della Convenzione OIL n. 189, adottata in Italia dal 2011 e entrata in vigore due anni dopo, che rappresenta ancora oggi un riferimento fondamentale per l'estensione dei diritti e delle tutele nel settore domestico». Non solo.
Lo sguardo della Fisascat Cisl è rivolto anche al contrasto del lavoro sommerso e dell'irregolarità, fenomeni che continuano a interessare in misura significativa il settore dei servizi alla persona e del lavoro domestico. In Italia, secondo gli ultimi dati diffusi da Assindatcolf, oltre il 55% del lavoro domestico risulta ancora non dichiarato, una situazione che penalizza lavoratrici e lavoratori, sottrae risorse al Pil e limita la piena valorizzazione di un comparto essenziale per il welfare del Paese.
«È indispensabile affrontare con decisione anche il fenomeno del lavoro non dichiarato che continua a caratterizzare una parte rilevante del comparto. Il rapporto evidenzia come bassi salari e costi elevati dei servizi alimentino il ricorso all'irregolarità. Servono politiche pubbliche che favoriscano l'emersione del lavoro sommerso, la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e l'estensione delle tutele contrattuali e previdenziali. Garantire lavoro regolare significa tutelare le lavoratrici e i lavoratori, migliorare la qualità dell'assistenza e rafforzare la sostenibilità dei sistemi di welfare». Sul futuro del settore pesa inoltre la crescente domanda di assistenza legata all'invecchiamento della popolazione e il contributo sempre più determinante della componente migrante. «In un comparto nel quale il contributo dei lavoratori migranti è sempre più determinante, - ha concluso la sindacalista - servono politiche che favoriscano percorsi di regolarizzazione, integrazione e inclusione lavorativa. La qualità dell'assistenza familiare passa necessariamente attraverso la qualità del lavoro. Per questo il dialogo sociale e la contrattazione collettiva devono essere posti al centro delle strategie europee e nazionali per il futuro del lavoro di cura e assistenza familiare».

Fonici, trascrittori e stenotipisti forensi, proclamate altre due giornate di sciopero nazionale
Roma, 15 giugno 2026 - Prosegue la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nell’appalto del Ministero della Giustizia per il servizio di documentazione degli atti processuali, con due nuove giornate di sciopero nazionale previste per il 24 e il 25 giugno.
Nonostante l’ampia adesione allo sciopero nazionale e alle manifestazioni svoltesi il 29 maggio scorso su tutto il territorio nazionale, il Dicastero continua a sottrarsi al confronto con le organizzazioni sindacali sulla situazione attuale e sulle prospettive dell'appalto, che occupa circa 1.500 fonici, trascrittori e stenotipisti forensi che contribuiscono quotidianamente al corretto funzionamento della giustizia penale nel nostro Paese.
Già in occasione della riunione convocata per il 13 maggio scorso al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Giustizia aveva scelto di non partecipare, dichiarando estranea alle proprie competenze la questione relativa alle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Una posizione grave e inaccettabile, confermata dal perdurante silenzio del Dicastero. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti continuano a chiedere garanzie sui livelli occupazionali e salariali e il superamento delle condizioni di precarietà che caratterizzano l’appalto.
“In una fase cruciale, in vista della pubblicazione della nuova gara d'appalto, il Ministero della Giustizia ha interrotto il confronto con le organizzazioni sindacali - dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti - assumendo una inaccettabile presa di distanza dalle lavoratrici e dai lavoratori impiegati nei propri appalti e ignorando le loro condizioni di lavoro e il clima di incertezza in cui operano. Ciò avviene nonostante la normativa vigente attribuisca anche alle stazioni appaltanti precise responsabilità in merito. Saranno messe in atto tutte le iniziative sindacali necessarie a tutelare e rivendicare la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nell’appalto per la documentazione degli atti processuali”.