Margherita distribuzione, fumata nera sulla Cigd. Dell’Orefice: «Persa un’occasione preziosa, l’azienda recuperi senso della misura»

Martedì, 28 Aprile, 2020

Roma, 28 aprile 2020 – Ad un punto di stallo l’esame congiunto tra Margherita Distribuzione e la Fisascat Cisl sull’attivazione della Cidg per 1.820 lavoratori occupati nelle sedi di Rozzano, Roncadelle, Vicenza, Ancona, Offagna, Roma e Catania e in 15 punti vendita in Lombardia, Veneto, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Diversamente da quanto accaduto per la sottoscrizione delle intese sottoscritte con la categoria cislina per la Cigs per la rete commerciale ratificate il 6 aprile 2020, la direzione di Margherita Distribuzione si è resa indisponibile a prevedere un limite massimo individuale per la messa in Cgid sia del personale di sede che di quello della rete commerciale.

Il confronto si è arenato in particolare sul mancato accoglimento della proposta di parte sindacale di garantire almeno due giorni di lavoro effettivo per ciascun ciclo settimanale di Cassa a chi lavora nelle sedi.

«L’individuazione del limite orario massimo di sospensione con il 40% di lavoro effettivo – ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice – sarebbe stata più che sostenibile da parte dell’azienda e avrebbe rappresentato un riferimento congruo rispetto alla specificità della causale per l’accesso all’ammortizzatore sociale in deroga».

«Purtroppo Margherita Distribuzione – ha stigmatizzato il sindacalista – nel tentativo di gestire unilateralmente l’applicazione della Cigd senza tenere conto dei correttivi discussi nel corso del confronto ha smarrito il senso della misura arrivando a sprecare un’occasione preziosa per far progredire il dialogo costruttivo e per testimoniare la propria attenzione nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori interessati alla sospensione per cassa integrazione».

«Riteniamo necessario che ogni aspetto connesso alla gestione del piano industriale di Margherita Distribuzione debba prevedere l’apporto responsabile di ciascuna parte coinvolta» ha poi aggiunto il sindacalista sottolineando che «un’operazione tanto delicata e nevralgica, sia per la singola realtà commerciale che per l’intero settore della grande distribuzione organizzata, impone comportamenti razionali da ricondurre al tavolo negoziale».

«Nella vertenza Conad/Auchan a nostro avviso – ha concluso Dell’Orefice - non ci sono alternative al confronto con i sindacati. Praticare opzioni diverse finirebbe per complicare una vertenza già di per sé assai articolata».